Le 100 cose

Da ragazzina avevo l’abitudine di conservare molte cose: ricordi, oggetti a cui ero legata sentimentalmente, collezioni varie, oltre a tener da parte diversi capi di vestiario, perchè non sciupando quasi nulla, vigeva la frase “non si sa mai, potrebbe servirmi”.
Poi, da quando sono andata a vivere da sola, e non adorando spolverare, ho cercato di liberarmi di diversi oggetti: ho tuttavia avuto periodi in cui accumulavo candele, candelieri, cornici, foto, riviste, oggetti vari: non utili e poco utilizzati.
Finalmente pochi anni fa ho scelto la via del minimalismo e della praticità, anche se dovrò ulteriormente migliorare. Adoro sbarazzarmi di cio’ che non utilizzo e del superfluo, tenendo lo stretto necessario; questo vale anche per l’abbigliamento. Non indossando capi stravaganti, generalmente ciò che possiedo non passa di moda, e faccio in modo che continui a starmi.

Un giorno ho letto la recensione di un libro intitolato “La sfida delle 100 cose” di Dave Bruno, e l’ho comprato. In pratica l’autore descriveva il suo cambiamento di vita, da acquirente sfegatato a minimalista, ossia vivere con più o meno 100 cose: concetto a cui stavo arrivando anche io.

Quindi via via elimino ciò che nel quotidiano non uso, ne faccio pacchetti con attaccato sopra  biglietti che ne descrivono il contenuto, li metto in vista accanto ai cassonetti, e in men che non si dica spariscono!
Per gli abiti idem: se un capo non lo uso da almeno 2 anni, pussa via. Faccio un pacco e lo dono a chi personalmente so che ne ha bisogno, o, come faro’ con il prossimo che consegnerò  all’associazione City Angels, che ha come scopo quello di donare ai senza tetto o a famiglie povere, cose “utili” e non futili.
Un tempo donavo i capi alla Chiesa: ma quando ho saputo che i soliti “noti” si recavano abitudinariamente a chiedere lo stesso capo, perchè invece di lavarlo lo buttavano, ho smesso.

E cosi’ ora, se mi occorre qualcosa, ne do via un’altra. In fondo la mia vita è semplice dal punto di vista dell’abbigliamento, quindi a parte qualche capo passpartout, il resto si riduce a poco.
Per essere onesta, il mio lato femminile non è sparito del tutto, quindi qualcosina in piu’, l’ho sempre ;)

Ma tra le cose che ho dato via, ci sono stati anche piccoli elettrodomestici che in fondo non usavo, libri che una volta letti non mi interessava conservare e che ho donato alla biblioteca di quartiere. Stampe incorniciate, che mi avevano stancato, bijoiux che considerando la mia età non avrei piu’ indossato, un tappeto…

In fondo con meno cose si vive meglio: basta l’indispensabile, che tutto sommato è composto davvero da poche cose. E cosi’ ho imparato a fare anche in viaggio: portavo sempre tante cose, perche’ “non si sa mai”…ma alla fine mettevo sempre gli stessi capi, quindi piano piano sto riducendo al minimo anche il bagaglio anche in viaggio.

Una cosa a cui non rinuncio sono gli strumenti di comunicazione: net-book, tablet, digitale, tutti i vari cavi per connettersi e trasferire i dati sul pc, perchè mi piace rimanere in contatto con chi conosco, in tempo reale.

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Uno dei prossimi passi sara’ anche quello di regalare gli LP…tanto lo stereo non ce l’ho piu’, prendono posto e polvere e basta: e magari c’e’ chi ne fa collezione o chi li ascolta ancora.

Da “La sfida delle 100 cose”
….sottrarsi agli stimoli assillanti del consumismo eliminando il superfluo e adattandosi a vivere con solo cento oggetti.
…La Sfida delle 100 cose è una reazione alla cultura del materialismo, che fa vivere nel costante desiderio di comprare sempre più cose senza che queste possano mai indurre un autentico senso di soddisfazione.
….La Sfida delle cento cose è un’occasione esemplare per riflettere sugli effetti positivi del rifiuto del consumismo e sperimentarli nel concreto.

Anche la definizione Downshifting non mi dispiace, sebbene la metta in pratica solo in parte (definizione, che rispecchia uno stile di vita a cui si arriva solo in modo consapevole e riflettendo sul proprio passato e ciò che può riservarci il futuro):

Downshifting
E’ una parola inglese che si utilizza nell’ambito dell’economia ed in pratica significa “guadagnare meno per vivere meglio”
Letteralmente: scalare marcia.
Facendo un paragone automobilistico possiamo dire:
è vero che l’alta velocità da una certa ebbrezza, ma è pur vero che andando lentamente ci si gode meglio il paesaggio.
Tanti soldi possono togliere molti sfizi, ma per guadagnare tanto si deve anche lavorare tanto e il tempo per goderseli da soli o con la propria famiglia rischia di non esserci o se c’è, lo stress da lavoro è tale che non permette di godersi questi sfizi a pieno.
Questa “filosofia” di vita, consiste nel lavorare meno, guadagnando meno, ma avendo molto più tempo per godersi ciò che si ha e nel modo migliore, dedicando più tempo a se stessi e/o alla propria famiglia migliorando notevolmente la qualità della vita.
Ma chi pratica il Downshifting non è sprovveduto o incosciente, sa che i soldi non sono tutto nella vita, ma aiutano a vivere, così non vanno sperperati ma amministrati con una certa furbizia, ingegnandosi per risparmiare la dove si può, dalla spesa quotidiana alle vacanze, dall’abbigliamento per gli adulti agli articoli per l’infanzia, facendo del Dowshifting un vero e proprio stile di vita impostato sulla parsimonia e il vivere sereni.

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Una risposta a Le 100 cose

  1. Elisabetta scrive:

    Interessante e veritiero.Talvolta difficile da applicare per chi viene da una generazione in cui,..”non si sa mai” ha portato ariempire cassetti, armadi e quant’altro di suppellettili, che supplivano solo ad esigenze sconosciute. Le nuove generazioni sono piu’ minimaliste, menomale,..Poco ma buono e bello, da potersi godere e vivere, perche’ lo viviamo.

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